Dalle rive del lago Gerundo*

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Noi siamo quelli del lago Gerundo.

Da tanti, troppi anni abituati all’acqua che ristagna, dove fissare lo sguardo e non vedere mai il fondo.

Siamo falsi barcaioli, inghiottiti dalla melma, risucchiati dalle alghe azzurre, attaccati fin nelle ossa dal fango che non lascia scampo…

Le iridi si fanno chiare, con gli anni e consumati sono gli occhi, per noi che abbiamo cercato e cercato, senza posa, nel bagliore verdeazzurro contro il cielo.

Il lago era il nostro bacino, la culla malsana che ci ha lasciato le paludi e queste spine di rovo, queste tife aggrappate alle rive, le fredde e scivoloso foglie che si attaccano ai polpacci… le rane che saltano oltre i nostri piedi.

I capelli, presi dalle goccioline che vagano nell’aria, mentre la mente rimurgina luoghi dove approdare…

Gli avi sapevano come fare: chiedevano alla loro dea, Mefite*, di proteggerli dai miasmi, dagli insetti voraci e dalla follia, che prende chi respira troppo i vapori di palude.

Noi abbiamo visto in sogno qualcosa, ma non abbiamo più la conoscenza del lago Gerundo, né dei suoi Numi tutelari

Ci portiamo dietro solo il fardello di una vita malsana, della noncurante, inconcludente svogliatezza di chi lascia a qualcun altro il compito di migliorare le cose…

Ma la palude sopravvive a noi, anche se qualcuno ha tentato la bonifica… le febbri ci sorprendono ancora, portate da creature alate, a pelo d’acqua…

Note:

*Il lago (o “mare”) Gerundo era un insieme di paludi e acquitrini molto vasto, esistente già in epoca preistorica, comprendente i territori lombardi tra il fiume Serio e Adda. Si estendeva da Bergamo, lambendo i confini di Milano, sino ai territori di Cremona e Lodi. Venne interessato da opere di bonifica dai monaci benedettini sin dal XII secolo.

*Mefite, era una divinità italica, crona, collegata alle acque stagnanti e alle paludi, alle grotte e alle forze sotterranee della terra, protettrice dell’universo femminile, della fecondità e fertilità dei campi.

Un suo altare venne ritrovato nei pressi di Cremona e aveva luoghi di culto anche a Lodi e Lodi Vecchio. Nel resto della penisola, i luoghi sacri a Mefite erano soprattutto in area sannitica, in Abruzzo, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata.

E’ giunto il momento: a proposito di che nutrirsi…

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Fra poco sarà l’ennesima pasqua (volutamente scritta in minuscolo), dunque, almeno in Italia, l’ennesima ecatombe di agnelli e chissà di quanti altri animali.

L’origine di questa aberrante tradizione, viene fatta risalire alla religione cristiana, ma è una mera FALSITÀ, creata per giustificare una sadica ingordigia di sangue innocente e null’altro. Infatti, se ci si prende la briga di andare ad esaminare cosa dicono le fonti, non vi sono nelle Scritture paragrafi che indichino di mangiare l’agnello a pasqua o comunque, che suggeriscano una dieta carnista ai propri fedeli, anzi: è esattamente l’opposto!

Qualche esempio, tratto dall’Antico e Nuovo Testamento:

Guarda! Ti ho dato ogni erba con i suoi semi, e su tutta la Terra ogni albero con i suoi frutti, che contengono i semi di ogni albero: questo sarà il tuo cibo.” (Genesi 1.29);

“La gente raccogliticcia, che era tra il popolo, fu presa da bramosia. Anche gli Istraeliti ripresero a lamentarsi e a dire: chi ci potrà dare carne da mangiare? Ricordiamo i pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente… Ora la nostra vita inaridisce… I nostri occhi non vedono altro che questa manna.” (Numeri 11.4-5-6). “Lo sdegno del Signore divampò (Numeri 11.10)… Dirai al popolo: ‘Santificatevi per domani e mangerete carne… Ne mangerete non per un giorno, non per due giorni, non per cinque giorni, non per dieci giorni, non per venti giorni, ma per un mese intero, finché vi esca dalle narici e vi venga a noia, perché avete respinto il Signore che è in mezzo a voi…’” (Numeri 11.18-19-20);

“Perché ti contamini con i cadaveri e sei annoverato fra coloro che scendono agli inferi?” (Baruc 3.11);

“Giuda, detto il Maccabeo, che faceva parte di un gruppo di dieci, si ritirò nel deserto, tra le montagne, insieme a quelli che erano con lui. E tutti vivevano cibandosi di alimenti erbacei, per non contrarre contaminazione.” (2 Maccabei 5.27)

Sempre a proposito di sacrifici animali:

“Essi offrono sacrifici e ne mangiano le carni, ma il Signore non li gradisce. Si ricorderà della loro iniquità e punirà severamente i loro peccati.” (Osea 8.13);

Che m’importa dei vostri innumerevoli sacrifici? Dice il Signore, sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso dei giovenchi; il sangue di tori, agnelli e capre non lo gradisco.” (Isaia 1.11)

Appare evidente, se non lampante, quanto fosse disapprovata una “condotta carnista”, infatti i primi cristiani praticavano come regola proprio il vegetarianismo:

Giovanni Crisostomo: “Noi capi cristiani pratichiamo l’astinenza dalla carne di animali per sottomettere il corpo. Mangiare carne è innaturale e impuro.”;

San Girolamo:Fino al diluvio non si conosceva il piacere dei pasti a base di carne, ma dopo questo evento ci è stata riempita la bocca con le fibre e le secrezioni maleodoranti degli animali…” (Adversus Iovinianum);

Porfirio: “Gesù ci ha portato il cibo divino; il cibo carneo è nutrimento per i demoni.”;

Clemente d’Alessandria: “Coloro che indugiano intorno a tavole di fiamme nutrendo la loro stessa malattia, sono governati da un demone estremamente lussurioso, che non ho vergogna di chiamare il demone della pancia, il peggiore di tutti… E’ molto meglio essere felici che rendere i nostri corpi simili a tombe di animali.”;

San Pietro: “Il consumo innaturale di carne è tanto contaminante quanto l’adorazione dei demoni, con i suoi sacrifici e i suoi festini impuri, e quando l’uomo vi prende parte diviene un compagno di tavola dei diavoli.” (Omelie Clementine)

Dunque, addirittura, il consumo di cibo carneo veniva totalmente paragonato all’adorazione dei demoni e Dio non avrebbe avuto clemenza per chi si fosse nutrito di animali, ma al contrario, “Si ricorderà della loro iniquità e punirà severamente i loro peccati”!

Chiediamoci cosa sia accaduto nelle nostre società umane, durante i secoli, per disconoscere anche queste regole originarie: di che cosa è fatta l’empatia che permette all’essere umano di interagire e comunicare davvero con gli altri esseri, sul medesimo piano? Perché l’antropocentrismo e anche il cristianesimo sono giunti a giustificare qualsiasi sorta di violenza e sottomissione nei confronti di altri esseri? Un soggetto che si sentisse migliore, più intelligente e superiore alle altre creature, non avrebbe MAI il tipo di comportamento che oramai ha assunto l’uomo: sarebbe un individuo in pace con l’ambiente e rispettoso di esso e delle altre forme di vita. Sarebbe clemente, non violento e ascolterebbe chi altro respira assieme a lui su Pianeta.

L’alternativa è (in questo periodo più che mai) sotto gli occhi di ognuno: in un modo o nell’altro, di conseguenza, si viene spazzati via, ridotti di numero, falciati, decimati senza ritegno… ma non è poi la stessa cosa che accade, perpetrata, ogni giorno nei macelli?

Dimenticatevi la pasqua…

Lui…

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Sì: l’ho incontrato! Quindici giorni fa, in un’ occasione quasi fortuita e quasi fuori contesto per lui, l’ho incontrato ed era qui, letteralmente “sotto casa”, ovvero presenziava all’ inaugurazione di un sua personale (che ha per tema un vecchio progetto di film mai realizzato sulla Formula Uno), nella pinacoteca della cittadina dove vivo.

Lui è nientepopodimeno che mr David Cronenberg.

E’ vero, ormai, che il mondo è sempre più piccolo e sembra che ogni cosa sia più vicina, “a portata di click”, ma tutto mi sarei aspettata nella vita, tranne di poter essere a tu per tu con uno dei registi e sceneggiatori dei quali ho più ho amato ed ammirato il genio.

Eccolo là: scende dall’auto nera e dice che ha caldo, perciò non porta la giacca. E’ tutto vestito di nero (un mio amico diceva che “quando si arriva al nero…” e poi non aggiungeva nulla, come a sottolineare di una certa consapevolezza intrinseca raggiunta: un livello superiore), è un bel contrasto con la chioma folta, imbiancata. Elegante.

Non avevo mai visto molte foto di Cronenberg, negli anni, a parte alcune immagini di lui che dirigeva, soprattutto degli anni’80. Lo ricordavo serio, con gli occhiali e con il profilo meno appuntito, ma adesso, in questa fase matura, sorride cordialmente ed è di poche parole… forse perché ha sempre fatto parlare per sé le immagini inquietanti suoi film.

Chissà cos’hai pensato, David che vieni dal Canada, di questa realtà di provincia, che-più-di-provincia-non-si-può: del sindaco e degli altri esponenti delle Istituzioni, impettiti alla tua presenza, in un pomeriggio sonnolento qualunque, fra i treni dei pendolari e gli sfaccendati della piazzetta.

Tu che, giustamente, ti sei autodefinito “un profeta”, che hai scoperchiato tutti i vasi di Pandora che ci tenevano ancora legati, per un filo sottile, alle nostre patetiche certezze: hai analizzato in “Scivers” (1975) il demone-virus sottopelle, il morbo senza nome che ci può colonizzare a nostra insaputa con “Rabid” (1977) e ci trasforma (noi donne, nella fattispecie) in killer, hai stravolto il concetto di maternità e riletto a modo tuo il concetto di gravidanza isterica con “The Brood” (1979) e riprogettato i confini del corpo umano come posseduto e lentamente fagocitato dal dna di un insetto nel tuo remake di “The Fly” (1986). Questi solo per citarne alcuni.

A te, che hai condizionato inevitabilmente, la mia e l’altrui immaginazione, nell’ ambito di tutto ciò che coinvolge il corpo, i cinque sensi e la psiche umana, io dico grazie.

Ci hai fatto comprendere che eravamo, da decenni, già dentro ad una realtà malata… in cui lo scenario di “Existenz” (1999) era, dolorosamente, uno dei migliori possibili.

Ma i più visto niente di simile, del tuo linguaggio cinematografico… e niente più lo sarà.

Kintsugi

Dove vanno a dormire gli aironi? Hanno grandi nidi in alto, sopra fronde di alberi vicini a fiumi, oppure dentro a cespugli fitti…

Dove volano le cicogne e i fenicotteri eleganti? Disegnano nel cielo sbuffi di bianco, nero e rosa e scompaiono all’orizzonte.

Tutta la loro perfezione e meraviglia sono state oggetto di contemplazione e componimenti poetici nel Giappone antico.

Nondimeno, la filosofia giapponese, getta sguardi metaforici e investe le varie pratiche artistiche ed artigianali, per insegnare molto di più della mera contemplazione, della bella calligrafia o della composizione di fiori.

Ad esempio: da secoli in Giappone si ammira l’ oggetto ammaccato, usato, dove si evincono la patina del tempo e la scalfittura o la rottura di alcune parti, le quali vengono saldate fra loro attraverso una lacca che contiene polvere d’ oro o d’ argento. Questa tecnica viene chiamata kintsugi (riparare con l’ oro), risale al 1400 e rende unico e prezioso l’ oggetto proprio grazie alla nuova bellezza acquisita dall’ oro della riparazione, il quale crea un disegno originale, pur evidenziando un difetto.

Appare abbastanza evidente come l’ arte dello kintsugi si possa applicare con successo alla vita stessa e renderci abili nel fare rifiorire, risplendere un rapporto incrinato, colmandoli con l’ oro dell’ esperienza, della tolleranza, del perdono… col tempo si diventa abili artisti.

La maestria sta nel riuscire a curare le ferite, rinsaldare il tutto e renderlo prezioso, più di quanto non sia stato in precedenza… dimenticando per un po’ il nostro pragmatico e distratto modo di agire occidentale, che vorrebbe facilmente disfarsi di ciò che rotto o soltanto scheggiato, compromesso…

Noi e Io…

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… Noi, sovente, facciamo cose che le persone non fanno di frequente: andar per boschi, inseguire voli di aironi o rapaci, vagare su rive di fiumi o cercare camosci che salgono per alcune cime.

Seguiamo tracce di altri viandanti curiosi, che non badano alle prime apparenze, per scoprire territori di confine e ritrovare conferme in noi stessi.

Siamo specchi dei luoghi che frequentiamo, siano essi materiali o immaginari, cercando una via per essere migliori, per imparare come in natura e nella cultura ci si possa realizzare.

Stiamo in religioso silenzio quando si tratta di ammirare gli animali, siamo assiduamente impegnati e dedicati alle uscite, seguiamo con disciplina, regole non scritte, dettate dal silenzio e dall’ osservazione della natura.. tutto molto spartano, essenziale, minimale, che esclude necessariamente ogni alternativa.

Mi sorgono alla mente alcuni versi di Battiato (ebbene sì!)… cantati però da Lindo Ferretti, quando era con i C.S.I.:

” E ti vengo a cercare

Anche solo per vederti o parlare

Perché ho bisogno della tua presenza

Per capire meglio la mia assenza.

[…] Un rapimento mistico e sensuale

M’ imprigiona a te.

Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri

Non accontentarmi di piccole gioie quotidiane

Fare come un eremita che rinuncia a sé… ”

(C.S.I. Linea Gotica, 1996)

Questo è il succo della direzione che credo di aver intrapreso, da un po’ a questa parte, per riuscire a dare un senso alle cose e constatare che posso raggiungere un più alto livello di consapevolezza, anche se bisognerebbe sempre tendere alla perfezione, è vero! Le pretese son tante e molto dipende da me, ma, pardon: forse sono “umana, troppo umana”… mi auguro almeno di migliorare e raggiungere uno stato di libertà e serenità maggiori, che non mi faccia pentire di dover reprimere (qualcuno direbbe “riportare alla ragione”) determinati aspetti del mio carattere, di dover sublimare, un po’ come fanno gli asceti, in mistica solitudine…

… Mai avuto paura,della solitudine.

Durante una pausa, o un sogno, può accadere che…

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… A volte arrivano come ondate di piena, senza controllo.

Altre volte ti girano attorno, sornioni… e piano piano ti ritrovi accerchiata, senza scampo…

Sono frasi, stralci di poesie, nomi di persone, giochi di luce visti anni prima, sul volto di qualcuno raffigurato in un ritratto, che si inseguono e rimandano la mente a cercare le connessioni tra di essi e le tue sensazioni.

Non arrivano mai a caso: tutto è collegato e denso di significati, soprattutto ciò che la nostra mente registra per poi “metter da parte”, lì, in un angolo che non sappiamo esattamente dove sia, ma sappiamo riconoscere quando fa affiorare i ricordi.

E’ tutto insito in noi, ma i significati si rivelano sempre dopo qualche tempo e se rimangono misteriosi, vuol dire che noi non li abbiamo saputi leggere e ce li siamo lasciati sfuggire da sotto il naso…

Una riflessione

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Per fortuna siamo più antichi di quanto crediamo. Per fortuna, sono molto antichi i nostri cromosomi e mantengono in noi memorie recondite che i nostri giovani, spauriti neuroni non possono riconoscere…

Le grandi, violente religioni monoteiste ci hanno resettato le menti e sono riuscite perfettamente nell’intento di costruire falsi ideali per creare presupposti di guerre e odio fra i popoli.

E noi, succubi, incapaci di prendere atto dello scempio, abbiamo portato avanti errate convinzioni di supremazia sulla Natura, sugli altri Esseri e anche sui nostri simili.

Hanno fatto in modo che il nostro istinto vero, autentico e primigenio fosse soffocato, represso e zittito. Non siamo più in grado di riconoscere davvero chi siano i nostri simili, non sappiamo quasi più comunicare, a livello empatico, con le creature che vivono sul pianeta perché, purtroppo, da tempo le percepiamo come “altro”… quando invece basta fermarsi ad osservarle per un certo lasso di tempo, per riconoscersi in loro e comprendere il loro linguaggio.

Una muta saggezza antica ci rimanda, umilmente, alle nostre origini, senza bisogno di falsi miti autoimposti e conseguente superficialità nel guardare chi divide la Terra assieme a noi e non è nato per doverci servire.

Dodici notti sovrannaturali 

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… Chi si prepara ad ogni possibile, surreale incontro fra vivi e morti, non teme le dodici notti sulle quali si stanno affacciando i nostri sogni, in questo periodo dell’anno.

Buon Solstizio d’Inverno a tutti e ricordate che, ciò che all’apparenza sembra oscuro e minaccioso, non sempre è negativo e al contrario: guardatevi dall’ingannevole buonismo che molte persone superficiali mettono in circolo in questi cosiddetti “giorni di festa”. La gran parte di queste persone non ha nemmeno capito cosa si stia realmente, ancora festeggiando, ovvero: la (ri)nascita del Sole e della luce che, lentamente, tornano ad illuminare per un tempo maggiore le giornate.

Si fugano le tenebre precoci e si assiste all’ “eterno ritorno” del Sole che ci condurrà alla Primavera e ai futuri raccolti, per questo si usa ancora scambiarsi doni: ci si propizia l’abbondanza e si esorcizzano i demoni del gelo e del buio, che presto faranno ritorno alle loro tenebrose foreste… c’è comunque tempo sino al 6 Gennaio per incontrarli, non temete, eh, eh!

Minuscoli miracoli (che accadono davvero!)

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… Se la Primavera è spinosa e urticante, perché ricca di forze che esplodono per far sbocciare fiori vivaci e disseminare pollini, allora è diametralmente opposta alla morbidezza dei toni autunnali, così caldi che avvolgono e ci cullano, preparandoci al gelo invernale e alle mattine di terra brulla e dura nei campi.… Poi vi sono creature insospettabilmente tenaci e forti, come questo piccolo pettirosso, che ogni anno in questo periodo, volano per migliaia di chilometri, dal Nord Europa sino a noi, per svernare e rifocillarsi durante il periodo col clima più rigido dell’anno. 

… Guardate: credo non abbia paura di niente e di nessuno, minuscolo guerriero dal canto melodioso! 

Fabrizio de Andrè cantava di un “pettirosso da combattimento”… non a caso. 

Che tu possa trovare ancora e ancora la strada per raggiungerci… e noi, stupidi umani, non ti potremo mai eguagliare per bellezza e perfezione. Potremo però nutrirti un poco e ammirarti, per quanto ce lo consentirai.